
Il 14 novembre Telecom Italia Trust Technologies Srl, la Certification Authority del Gruppo TIM, ha inviato un messaggio ai suoi utenti di posta elettronica certificata (PEC) informandoli di “una possibile compromissione delle credenziali personali di accesso ai servizi PEC” a seguito di “violazioni” e invitandoli a cambiare subito la password.

Ieri Roberto Baldoni, vicedirettore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza con delega al cyber, ha spiegato che gli hacker hanno compromesso ben 500.000 (mezzo milione) di PEC, molte delle quali usate dalla Pubblica amministrazione. Alcuni utenti su Twitter hanno fatto notare che la settimana scorsa i lavori di molti tribunali italiani sono rimasti bloccati per un paio di giorni, รจ facile quindi fare il collegamento con l’attacco, visto che l’azione ha interessato – come spiega Rainews – le PEC dei tribunali, oltre che dei ministeri degli Esteri, Interno, Difesa, Economia, e Sviluppo Economico.
Durante la conferenza stampa tenuta da Baldoni รจ stato chiarito che la situazione ora รจ sotto controllo, anche se gli utenti colpiti dovranno necessariamente cambiare la password di accesso (che comunque รจ buona norma cambiare regolarmente a patto di usare password sicure, perchรฉ se sostituite “pippo” con “pluto” potete anche lasciar perdere l’informatica).
Nella conferenza stampa, inoltre, Baldoni si รจ scagliato contro le pratiche malsane della Pubblica amministrazione, che anche quando si tratta di cybersecurity spinge al ribasso, affermando “bisogna poi evitare contratti nella Pa sulla base del massimo ribasso nel campo del cyber”.
Baldoni infine ha considerato l’attacco come “non di estrema raffinatezza”, che in altre parole significa rozzo, semplice, che non sarebbe dovuto passare.
Pochissimi giorni prima il sempre attento CERT-PA aveva segnalato che era in corso una campagna di malspam contro le PEC italiane.
Campagna malspam indirizzata verso PEC italiane https://t.co/cGE1cbfVT6
— CERT-PA (@CertPa) November 12, 2018
Nell’analisi del CERT-PA si legge che i messaggi contenevano allegati zip con al loro interno file PDF, VBS o JS. I file VBS e JS avevano il compito di scaricare malware da diverse fonti. I messaggi provenivano da caselle PEC precedentemente compromesse.
Le indagini sono in corso e non sono noti tutti dettagli, ma รจ ovvio che con le PEC andrebbero fatte le stesse considerazioni delle caselle di posta elettronica normali: sono vulnerabili.
Solo perchรฉ arriva un allegato via PEC non vuol dire che questo sia esente da malware. La PEC in quanto tale non tutela da attacchi informatici e gli invii da PEC non sono automaticamente sicuri e “cliccabili”. Per la posta elettronica certificata valgono le stesse regole di sicurezza che giร si dovrebbero adottare, anzi forse qualcosa in piรน, visto il valore legale della PEC.


